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Come lavorare con Club Med

Come lavorare con Club Med

Club Med, leader mondiale nelle vacanze all inclusive di alta gamma, conviviali e multiculturali con circa 70 resort negli “angoli” più belli del mondo, ha aperto le selezioni per la nuova stagione estiva in Italia e all'estero. Per farlo è partito il Roadshow di Recruiting che toccherà Milano (18 febbraio, 8, 14 e 29 marzo), Torino (6 aprile), Roma (16 e 17 marzo), Napoli (18 marzo), Ragusa (21, 22e 23 marzo) e Bari (10 marzo). Il curriculum però non è la sola chiave per entrare nella forza lavoro dell'azienda. Abbiamo chiesto ad Helga Niola, South Europe Recruiting Manager Club Med, di spiegarci cosa l'azienda cerca in un restaurant manager,cuoco  o pasticcere che vuole trasformare la propria professione in una vacanza.

 

 

Club Med è alla ricerca sia di figure manageriali sia di operatori hotellier: quali sono le caratteristiche richieste per queste posizioni?

Ricerchiamo tanti mestieri diversi, profili con corso di studi coerenti, come ad esempio capo partita e demi chef. Per questi professionisti richiediamo la provenienza da istituti alberghieri, un percorso di formazione già avviato e un minimo di conoscenza delle lingue straniere. Per profili specifici come quello del pastry chef, richiediamo che abbiano fatto un corso, che abbiano le basi del mestiere e un po' di esperienza. Quando si entra in Club Med, si lavora in equipe multiculturali di 40-45 persone, provenienti da tutto il mondo. La conoscenza delle lingue straniere diventa necessaria soprattutto per i profili gestionali. Ci deve poi essere la voglia di confrontarsi con la multiculturalità, il candidato deve dimostrare un'apertura verso l'altro, manifestare la propria mobilità geografica, un elemento che fa la differenza.

 

Qual è secondo lei la differenza fra lavorare in un ristorante e farlo in un villaggio Club Med?

Se lavori in un ristorante, puoi tornare a casa, ma farlo in un villaggio significa viverci e condividere la vita con le persone con cui si lavora. In questo è il carattere della persona che fa la differenza. L'azienda quindi cerca persone che possono sposare il nostro progetto, che incarnino i valori di Club Med. Da parte nostra facciamo di tutto per trasferire questi valori verso chi è a capo di diversi settori, soprattutto in ruoli manageriali. Noi facciamo crescere all'interno del nostro mondo moltissimi talenti, e per Club Med la cucina è il fiore all'occhiello. L'Italia produce ed esporta talenti in tutto il mondo, attraverso i nostri villaggi.

 

Crede che le figure del cuoco, pasticciere o cameriere siano cambiate negli ultimi 10 anni? Se sì, come?

Quello che è cambiato è la consapevolezza: la cucina è divenuta il fulcro dei nostri villaggi, quindi chi ci lavora deve essere realmente motivato. Prima le persone che si approcciavano al lavoro in cucina, lo facevano per riciclarsi, come ripiego. Oggi invece bisogna costruire bene le competenze per entrare in una brigata.

 

 

Il feedback del cliente indirizza la ricerca delle risorse?

Da noi la maggior parte delle persone che lavora in cucina, ha un contatto diretto con il cliente e ha un feedback diretto da lui. Il cuoco serve direttamente chi soggiorna in un villaggio Club Med e quindi abbiamo informazioni di prima mano sulla risorsa. Questo permette al personale di esprimersi direttamente con il cliente. In cucina sono spronati a recepire il feedback per correggere immediatamente il proprio lavoro.

 

Quali sono le criticità di queste professioni legate al food come quella del cuoco o del pasticcere?

C'è ancora un po' la tendenza a riciclarsi in cucina, senza avere quella passione e quel percorso di formazione necessari per entrare a pieno titolo nelle cucine Club Med. Un'altra criticità è far comprendere che la conoscenza di una lingua straniera – almeno a un livello discreto – è importante e lo diventa sempre di più se c'è la voglia di fare carriera. Inoltre anche l'esperienza all'estero è un valore aggiunto molto utile nella nostra valutazione. Bisogna poi essere in grado di saper usare anche strumenti informatici per declinare le competenze di cucina anche in ambiti manageriali. Per chi vuole ricoprire ruoli manageriali, deve sapere come gestire un certo numero di coperti e combinare la qualità e la quantità.

 

Quali sono gli errori da evitare in un curriculum da cuoco, cameriere o barman?

Ce ne sono tantissimi. Partirei dalla base: evitare il cv europeo, che è spersonalizzante e non fa capire la personalità di chi c'è dietro il documento, per emergere dalla massa. Tutti i dati di contatto ben visibili: email, numero di telefono devono essere in alto, ben visibili. Bisogna indicare la città di domicilio: non basta infatti la residenza. Avere questo dato sotto mano ci aiuta ad organizzare i colloqui. Quando si descrivono le proprie esperienze lavorative, si deve procedere dall'ultima alla prima. In ognuna è consigliabile inserire due righe sull'azienda e sulle mansioni svolte. Nel caso si siano conseguiti risultati importanti (come l'aumento del fatturato del ristorante gestito), è bene specificarlo. Il curriculum deve essere sintetico ma non troppo: gli amministratori delegati di aziende sono in grado di far entrare un'intera carriera in due pagine. Invece noi riceviamo ancora curriculum di 10 pagine, che non vengono mai letti. Come nelle ricette, in questo caso la formula ideale è "quanto basta". Infine, indicate gli studi, i soggiorni all'estero e non dimenticate un accenno su di voi: chi sono, cosa amo fare, gli interessi e i talenti.

 

Quando è in vacanza, cosa nota di più nell'esperienza del servizio che le viene offerto dal personale di una struttura alberghiera?

Se ho prenotato un 5 stelle, mi aspetto delle caratteristiche di livello, ma quello che noto di più personalmente è l'approccio del personale. Se non c'è quello, posso essere nella struttura più bella del mondo, ma mancherà sempre qualcosa. Invece in presenza di piccolissime pecche, la professionalità del personale fa la differenza.

 

Quanto conta mangiare bene quando si è in vacanza?

Tantissimo, sicuramente aiuta a far capire la differenza con il concetto di villaggio vacanza rispetto a 10 anni fa, quando dominava la quantità. La differenza è cominciare a vedere e concepire la vacanza come un'esperienza a 360 gradi che principalmente passa dallo stomaco.

 

Un consiglio per chi vuole iniziare a lavorare come cuoco/camerier/barman in un villaggio Club Med

Bisogna avere e trasmettere la propria passione.

 

Per candidarsi al Roadshow di Recruiting, clicca qui www.clubmedjobs.it

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