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Home restaurant, come aprire un ristorante in casa

Home restaurant, come aprire un ristorante in casa

Hai frequentato un corso per diventare cuoco, ma non hai voglia di aprire un ristorante: troppe responsabilità, troppi soldi da investire, la burocrazia ti scoraggia. Ma i modi per far fruttare il diploma ci sono e sono tanti. Uno di questi è aprire un home restaurant per trasformare la tua casa in un vero ristorante.

 

LA STORIA. L'home restaurant è l'evoluzione del fenomeno dei cuochi a domicilio, professionisti o semplici appassionati di cucina che hanno trasformato la propria passione in un piccolo business. I ristoranti privati in casa prendono piede a Londra nel 2009. La pioniera del fenomeno fu Miss Marmite di Kerstin Rodgers: oggi le persone che vogliono mangiare da lei, un tempo raffinata fotografa, spendono fino a 50 sterline.

 

COS'È. Creare un home restaurant non significa organizzare delle semplici cene, ma si tratta di creare un vero e proprio evento social, con tanto di foto condivise con gli ospiti sui loro profili online. Il numero di invitati coinvolti in queste cene non è illimitato: per una gestione ottimale delle cene, i tavoli non vanno mai oltre i 16 posti e in alcuni casi vige la regola BYO, bring your own (porta il tuo), cioè "da bere lo portate voi.

IN ITALIA. Grazie a social network come Gnammo e Ceneromane.com (molto attivo a livello locale), il fenomeno ha preso piede anche in Italia. Il costo medio di una cena si aggira intorno ai 40 euro e il portale trattiene circa il 15% sull'incasso totale per la transazione tra il ristoratore casalingo e gli ospiti. Gnammo è attivo su 124 città italiane e conta circa 1.000 cuochi affiliati, che propongono anche cene a tema, etniche, brunch. Esistono anche piattaforme per pasti low cost come PeopleCooks, dove un pranzo non supera i 6 euro: è particolarmente amata da studenti fuorisede. La proposta in questo caso prevede solitamente un primo, un secondo, un frutto e acqua a tavola.

LE AUTORIZZAZIONI. Se tutto si svolge all'interno delle mura domestiche, l'home restaurant non costituisce attività commerciale. Al momento non è quindi richiesta alcuna autorizzazione dal Comune di residenza per avviare questa attività: non servono perché chi ha un home restaurant non svolge un’attività di ristorazione con somministrazione di alimenti e bevande, ma semplicemente invita amici o persone raggiunte via internet a consumare nella propria casa in cambio di un modesto compenso. Non servono nemmeno le autorizzazioni sanitarie da parte della Asl: chi va negli home restaurant, lo fa a proprio rischio e pericolo.

IL DISEGNO DI LEGGE FANTASMA. Nel 2009 si depositò in Senato un disegno di legge dal titolo “Disposizioni in materia di promozione e di svolgimento dell’attività di home food”: l'obiettivo era regolamentare “ le attività finalizzate all'erogazione del servizio di ristorazione esercitato da persone fisiche all'interno delle proprie strutture abitative” con le stesse norme igienico-sanitarie previste dalle leggi e dai regolamenti vigenti, ma senza iscriversi al Registro degli esercenti. Inutile dire che il ddl non è mai stato nemmeno discusso dal parlamento italiano.

LA RESPONSABILITA' DEI SITI INTERNET. Per avviare un home restaurant basta quindi registrarsi su una delle piattaforme dedicate al servizio o iniziare creando una pagina Facebook e spargendo la voce tra i propri amici. Ma bisogna ricordare che l'host online del servizio non risponde degli illeciti commessi dai propri utenti mediante l'uso della piattaforma, a meno che non sia effettivamente a conoscenza del fatto che l'attività dell'utente o le informazioni memorizzate su di lui nella piattaforma siano illecite.

REGIME FISCALE. Si tratta di un'attività lavorativa occasionale che quindi ha un limite di incassi fissati a 5 mila euro lordi. Fino a questa soglia, si è esenti da obblighi contributivi, pertanto non è richiesta l'apertura della partita Iva. Se l'attività dovesse avere successo, fino ai 30.000 euro annui e se si è al di sotto dei 35 anni, si può aprire una partita Iva con regime agevolato. L'home restaurant dunque non è un'attività con cui creare un reddito principale, bensì è consigliata per arrotondare le entrate mensili.

NORME IGIENICHE. I portali dedicati all'home restaurant non richiedono alcuna modifica alla cucina poiché (come recita il regolamento di PeopleCooks) "la stessa risulta strettamente privata e nella sua abitazione. Inoltre è il luogo dove lo stesso cucina e mangia con il suo nucleo familiare quotidianamente. Non deve adempiere alla normativa sull'HACCP che costituisce, invece, obbligo per qualunque tipo di ristorazione". Tuttavia è necessario rispettare il complesso quadro normativo e regolamentare in materia di sicurezza alimentare, che comprende anche disposizioni come, circa la disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari. Infine è da rispettare anche le disposizioni del codice penale in tema di frodi alimentari (articoli 440, 442, 444).

VALORE RICONOSCIUTO. Nell'ambito delle iniziative locali, l'home restaurant ha suscitato l'interesse anche di organi istituzionali come il Ministero delle Politiche Agricole. È successo per il progetto delle Cesarine di Bologna che, sperimentando l'home food, hanno ricevuto il patrocinio del Ministero e lavorano in collaborazione con l'Università della città. L'obiettivo è valorizzare e diffondere la cultura del cibo tradizionale, del prodotto tipico e del territorio.

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