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Tutti i visti per lavorare all’estero – Seconda Parte

Tutti i visti per lavorare all’estero – Seconda Parte

Che abbiate fatto un corso da cuoco o per diventare pasticciere , il vostro investimento sta per trasformarsi in un lavoro. Dopo aver seguito la parte teorica, tutti i corsi per professionisti alimentari dovrebbero permettere agli allievi di mettere in pratica le competenze acquisite in uno  stage. Pochi dei corsi attivi in Italia però permettono di fare questa esperienza all'estero: quelli organizzati da AssoAPI sì. Grazie alle partnership con realtà della ristorazione internazionale, AssoAPI Divisione Formazione è riuscita ad avviare alcuni allievi verso realtà europee ed extraeuropee. Ci siamo già occupati dei visti necessari per lavorare in EuropaOra diamo un'occhiata ai documenti necessari per lavorare nel resto del mondo.

 

Prima di tutto è importante ricordare che il visto è necessario quando lavoriamo in un paese al di fuori della Comunità Europea.

 

Il permesso di lavoro deve essere sempre richiesto da chi ci offre l'impiego: i costi del visto, non sempre economici, sono a carico suo. Questo documento viene rilasciato dalle autorità preposte nel paese o dall'ambasciata dello stesso paese presente in Italia.

 

Ma perché il permesso di lavoro è necessario? Con questo documento, il datore di lavoro dimostra allo stato in cui si andrà a lavorare che la professionalità ingaggiata è necessaria per la sua azienda e che il nostro livello professionale è superiore a quello che potrebbe trovare nel paese in cui opera. Per certificare questo, sarà necessario produrre dei documenti personali.

 

In quasi tutti gli stati che esamineremo, per ottenere il visto di lavoro è necessario:

– Passaporto valido

– Certificato penale rilasciato non oltre 3/6 mesi prima della data di presentazione

– Diploma scolastico

– Lettere di referenze dei precedenti datori di lavoro

– Test HIV o altri esami medici

 

Infine, dato che le normative sono in continua evoluzione, vi consigliamo di consultare sempre i siti delle ambasciate di destinazione prima di partire. Le informazioni che vi proponiamo qui di seguito sono aggiornate all'aprile 2014.

Visto per lavorare in Australia
 

Andare a cercare lavoro in Australia è un vecchio tormentone che, in tempi di crisi, sta tornando alla ribalta. Qui ci sono due possibilità per i cuochi che vogliono trovare lavoro. Il primo: entrare con un working holiday visa, un visto vacanza-lavoro che permette di vivere nella terra dei canguri per un anno. Costa 365 dollari autraliani (più o meno 300 euro). È riservato a chi ha meno di 30 anni, permette di lavorare, mantenendosi il soggiorno e può essere prolungato per un anno, a patto di lavorare per almeno 3 mesi in un'azienda agricola del paese per le raccolte stagionali. Il secondo visto che vi permette di lavorare in Australia è quello indipendente: costa 2.500 euro, una garanzia che il governo richiede per assicurarsi che chi entra nel Paese ha le possibilità per mantenersi.

 

Cosa deve fare il datore di lavoro: deve essere pronto a sponsorizzare il lavoratore, presentando una domanda via internet o di persona, per posta o per corriere a uno dei Centre of Excellence presenti nel paese. Una volta ottenuta l'assicurazione, il datore di lavoro dovrà comunicare la posizione ricoperta dal lavoratore straniero e quale sarà il suo stipendio. Solo a quel punto il lavoratore potrà richiedere il visto.

 

Cosa deve fare il lavoratore: in assenza di uno sponsor, si possono consultare le skilled occupation list, dove sono elencate le professioni per cui si ricercano risorse. È necessario conoscere la lingua inglese e avere un'esperienza lavorativa pregressa di almeno tre anni, con attestati che possano confermarlo. In questo caso al costo del visto, vanno aggiunte le spese mediche per la visita di ingresso nel paese (215 euro), tasse governative e imposte varie.

 

Visto per lavorare negli Emirati Arabi
 

Per gli italiani che vogliono lavorare a Dubai, non ci sono particolari problemi per l'ottenimento di visti o permessi: ad avviare le pratiche per loro sono i datori di lavoro. Tuttavia il mercato del lavoro a Dubai è altamente selettivo e le caratteristiche del personale ricercato devono essere molto elevate. Per lavorare negli Emirati Arabi Uniti è necessario ottenere la Labour Card, che è sempre legata al visto di residenza: si tratta di un documento che viene rilasciato dopo la richiesta del datore di lavoro e alcuni esami medici. La Labour Card è una specie di documento d'identità da portare sempre con sé, perché di solito il passaporto viene trattenuto dal datore di lavoro. Il permesso di residenza vale tre anni e ha alcuni limiti: non può essere rilasciato a chi ha più di 50 anni e per i primi sei mesi di permanenza, non consente di lasciare il paese.

 

Cosa deve fare il datore di lavoro: avviare la pratica per l'ottenimento del permesso di lavoro e pagare i costi legati al rilascio di questo documento.

 

Cosa deve fare il lavoratore: deve essere il possesso di un passaporto valido per almeno sei mesi, sei foto tessera, il contratto di lavoro, (se si è sposati) il certificato di matrimonio, se si va a stare con la famiglia è necessario avere il certificato di nascita di tutti i componenti.

 

Visto per lavorare in America

 

Gli Stati Uniti  sono la meta più ambita dai lavoratori di tutto il mondo, ma entrarci con in mano un contratto di lavoro e il visto giusto per rimanere senza avere problemi è molto difficile. Inoltre, iniziare a lavorare con un visto turistico senza poi ottenere quello lavorativo può creare non pochi problemi agli aspiranti americani. Ma, come ci ha spiegato lo chef Aira Piva, non sono pochi i datori di lavoro che attirano cuochi nei ristoranti con la promessa del visto H, necessario per rimanere negli Usa come lavoratori, per poi tenerli in cucina da irregolari.

La strada da privilegiare è quella di ottenimento di un visto di tipo H (qui tutte le tipologie – per i cuochi è consigliato il visto H-1B, valido tre anni, oppure un visto per lavoratori stagionali H-2B). Ma esiste anche un'altra strada per entrare in America e continuare a fare pratica per qualificarsi: basta essere iscritti a una scuola che rilascia il visto J-1, dedicato ai turisti stranieri che entrano nel paese per uno scambio culturale. Può valere dai 3 mesi ai 5 anni, in base al programma di studi. Si può continuare a studiare e contemporaneamente fare esperienza. Tutti i visti devono essere approvati dal United States Citizenship and Immigration Services

 

Cosa deve fare il datore di lavoro: innanzitutto, farvi un contratto. Chi vi assume deve certificare le condizioni lavorative (LCA) con il Dipartimento del Lavoro prima di proporre qualcuno per un visto H-1B. Il modello da includere è il 129W e c'è una tassa di richiesta di 1.000 dollari . Poi va presentato il "Petition for Non Immigrant Workers" presso l'Ufficio Immigrazione, che rilascerà il certificato I-797, necessario per richiedere il visto. Tuttavia l'approvazione della petizione in sé non garantisce il rilascio del visto se non si risulta idonei in base alla Legge di Immigrazione e Nazionalità.

 

Cosa deve fare il lavoratore: essere in possesso di un diploma di laurea e di attestati che provino le sue qualifiche. Deve presentare la ricevuta di avvenuto pagamento della tariffa consolare non rimborsabile, il modulo di richiesta visto, passaporto valido. Una foto tessera , il modello I-797 in originale, rilasciato dall'Ufficio di Immigrazione negli U.S.A.. Inoltre, per il visto H-1B e H-3 è necessario possedere il Labor Attenstation rilasciato dal ministero statunitense per il lavoro.

 

Visto per lavorare in Canada

Terra fredda, ma dalle mille possibilità: tentare la fortuna in Canada non è da stolti e, provare a inserirsi come cuoco, non è così difficile come sembra. Ma se volete lavorare in Canada, non vi conviene farlo da clandestini: potrete essere beccati e rispediti a casa con l'obbligo di non mettere più piede in questa nazione.  Per ottenere il visto è necessario un mese di tempo, esclusi i tempi necessari per il datore di lavoro per chiedere l'autorizzazione allo Human Resources and Social Development Centre of Canada o al Ministère de l'Immigration et des Communautés culturelles, nel caso in cui il lavoro sia in Quebec.

 

Cosa deve fare il datore di lavoro: deve richiedere l'autorizzazione a uno dei due organi che abbiamo menzionato, per permettere al lavoratore di poter richiedere il permesso di lavoro in una delle sedi consolari del Canada.

 

Cosa deve fare il lavoratore: deve presentare un passaporto con validità di almeno 6 mesi, due foto tessera, un modulo di richiesta del visto, un curriculum vitae, la lettera dell’impresa o dell’ente presso cui il richiedente ha lavorato negli ultimi mesi, indicante le qualifiche professionali del lavoratore; un documento che indichi il salario che il lavoratore riceverà in Canada, i certificati penali di tutti i paesi in cui il richiedente ha lavorato o soggiornato per più di 6 mesi dopo il 18esimo anno di età.

 

Visto per lavorare in Russia

Terra di forti differenze sociali, la Russia sta attirando gli chef italiani sul suo territorio per sviluppare il business intorno al food. Anche qui il deus ex machina per il visto del lavoratore è chi lo assume. La durata del visto può variare a seconda del motivo per cui viene richiesto, per il tipo di lavoro che si andrà a svolgere in Russia e per i documenti presentati. Per presentare la domanda al consolato russo a Roma, è necessario prenotare un appuntamento qui. Stesso discorso anche si utilizza un centro Vhs per i visti.

 

Cosa deve fare il datore di lavoro: deve formulare e inoltrare un invito per il lavoratore all'Ufficio immigrazione della Federazione Russa, che dovrà autorizzarlo.

 

Cosa deve fare il lavoratore: ottenuto l'invito, la palla passa al lavoratore. A questo punto è necessario compilare il modulo di richiesta del visto, disponibile online. Va stampato e presentato al consolato o al centro per i visti russi. Il consolato a sua volta, prima di concedere il titolo, potrebbe richiedere un'intervista col candidato. I documenti necessari sono: un passaporto valido per almeno sei mesi, una foto tessera, il modulo di richiesta del visto compilato online e stampato, l'invito del datore di lavoro, un'assicurazione medica, un certificato di buona salute comprendente anche il test per l'HIV.

 

Visto per lavorare in Argentina
 

Argentina, terra di opportunità: è stato così per milioni di italiani negli ultimi 60 anni e, nonostante l'instabilità economica, questo paese continua ad attirare molti professionisti in cerca di fortuna. Per ottenere il visto di lavoro, è necessario inoltrare la richiesta a una delle due sedi consolari in Italia, presenti a Roma e a Milano. Per chi va in Argentina per lavoro, il visto con residenza vale per 3 anni ed è rinnovabile.

 

Cosa deve fare il datore di lavoro: dopo aver concordato i dettagli dell'incarico, il datore di lavoro deve sottoscrivere un contratto con il lavoratore, da presentare al momento della richiesta del visto di lavoro.

 

Cosa deve fare il lavoratore: recatosi al consolato, il lavoratore può richiedere il visto presentando un passaporto valido per almeno i sei mesi successivi alla data d'ingresso nel paese, accompagnato da tre foto tessera, il certificato di nascita tradotto in spagnolo, certificato penale e Certificato del Casellario Giudiziale validi per un periodo di 5 anni prima del ingresso in Argentina, il contratto con l'ente o l'azienda che si trova in Argentina. Tutti i documenti richiesti vanno vidimati con l'Apostille della Convenzione dell'Aia, prima di essere tradotti: è rilasciata nelle prefetture e nei tribunali.

 

Visto per lavorare in Brasile
 

Un altro paese sudamericano che attira turismo e quindi professionisti da tutto il mondo è proprio il Brasile: il carnevale di Rio de Janeiro e la sua incredibile natura sono solo due dei motivi che convogliano il turismo mondiale verso questa meta. Dato che per visitare il Brasile da turisti non è necessario il visto, va da sé che, se siete entrati per quel motivo, non potete lavorare. Dovrete chiedere un visto di lavoro temporaneo.

 

Cosa deve fare il datore di lavoro: prima di chiedere il visto, il datore di lavoro brasiliano deve richiedere l'autorizzazione temporanea di lavoro per chi desidera assumere presso uno degli uffici del ministero brasiliano del Lavoro.

 

Cosa deve fare il lavoratore: ottenuta l'autorizzazione, il lavoratore può recarsi in uno dei consolati brasiliani a Roma o a Milano e presentare un passaporto valido per almeno sei mesi, una foto tessera, la stampa del modulo di richiesta compilato online, prenotazione del volo di andata e di ritorno se si tratta di un lavoro temporaneo, certificato penale, certificato dei carichi pendenti, certificato di matrimonio o certificato di nascita per eventuali familiari a carico. Tutti i documenti ufficiali devono essere tradotti in portoghese e "legalizzati" al consolato.

 

Visto per lavorare in Egitto
 

Per ottenere il visto necessario per lavorare in Egitto, ci vogliono solo 5 giorni. I documenti possono essere mandati per posta o corriere presso l'ambasciata a Roma o il consolato egiziano a Milano.

 

Cosa deve fare il lavoratore: è necessario presentare un passaporto con validità di almeno 6 mesi, 2 foto tessera e un modulo di richiesta visto, lettera d'incarico con il nome e l'indirizzo della ditta per cui si va a lavorare in Egitto.

 

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